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Aspect ratio nella proiezione digitale 2K

Anche nell’installazione per la proiezione digitale arriva il momento della realizzazione dei mascherini, la cui impostazione avviene via software con un processo di mascheramento di quella parte di matrice del DLP volta a volta non utilizzata, di seguito la tabella di riferimento per i principali formati in uso:

Base in pixel Altezza in pixel
Cinemascope 2.39 2048 858
Panoramico 1.85 1998 1080
Panoramico 1.75 1890 1080
Panoramico 1.66 1792 1080
Academy 1.37 1479 1080
Muto 1.33 1436 1080

Da un punto di vista teorico, con un proiettore piazzato esattamente al centro dello schermo e senza inclinazione non ci sarebbero deformazioni e con film in formato digitale (DCP) predisposti in maniera corretta, cioè con un livello del nero alla massima profondità per i pixel non utilizzati, non ci sarebbe bisogno del mascherino, ma solo della memorizzazione della posizione della lente richiamata ad ogni cambio formato.
Considerando che la situazione con proiettore perfettamente centrato è molto rara da ricreare in cabine di vecchia progettazione o con limiti strutturali non superabili, è buona prassi impostare i mascherini per ogni formato per avere la copertura dei pixel che fuoriescono dallo schermo per deformazione a trapezio o per parallasse, per le quali le specifiche DCI non prevedono la possibilità di correzione come invece è prassi nella videoproiezione.

Dati tecnici:… per limare il mascherino del muto

Ho preferito un post a parte per il mascherino del muto, nonostante nella tabella precedente potessi inserire le misure di riferimento, per potermi permettere qualche considerazione in più.

Quando si parla di cinema muto si fa riferimento ad un periodo di oltre trent’anni, in cui si passa dalle sperimentazioni degli albori alla nascita del cinema industriale. Solo per dare un’idea di ciò che si è sperimentato in quel periodo rimando alla prima parte di questa tabella, aggiungendo la considerazione che la pellicola 35 mm con quattro perforazioni e aspect ratio 1.33 (formato che identifica il muto) è stato adottato come standard mondiale solo nel 1907, ben dodici anni dopo la nascita del cinema.

Se a questo aggiungiamo che gran parte dei film prodotti nel periodo del muto sono scomparsi e che ciò che viene proiettato è il risultato di operazioni di recupero e di restauro, con la ristampa sulla base di un tentativo di ricostruzione filologica che si fonda, non di rado,  su dati e reperti incompleti, quando non contraddittori, ci si rende conto che la definizione di film muto comprende una notevole varietà di formati e pone numerosi problemi.

Poste queste premesse che sembrano rendere impossibile la riproduzione fedele dei film del periodo muto, provo a partire da alcune considerazioni che, se non altro, rappresentano lo stato dell’arte nella riproposizione del cinema degli albori.

Innanzi tutto il partiamo dalla considerazione che il fotogramma del film muto può arrivare ad occupare tutta la porzione di pellicola fra le interlinee in altezza e fra i due lati della perforazione in larghezza e che la cosa migliore nella riproduzione del film è di limare il mascherino sulla pellicola che si deve proiettare, ma questa, che è la soluzione migliore, è possibile solo nei casi di proiezione unica, mentre per rassegne di film muti, come si hanno normalmente nelle cineteche, l’ideale è avere più mascherini per far fronte alle necessità poste da stampe diverse.

Un buon punto di partenza, e direi anche un buon compromesso, quando non si ha la  possibilità di costruire il mascherino ad hoc è di partire dallo standard del Cinemascope come risulta dal film test SMPTE RP40 le cui dimensioni sono di 20.96mm di base per 17.53mm di altezza, limando anche la parte che sarebbe occupata dalla colonna sonora (pari a 2,54mm), ottenendo così una base di 23,50mm, anche in considerazione del fatto che la proiezione del film muto viene fatta con la lente del Cinemascope senza anamorfico.

Certo è che in questo caso si ha una perdita di una piccola porzione di immagine visto che le dimensioni più precise sono di 23.85mm per 17.90mm, che tuttavia, si può considerare “sopportabile”, anche perché la maggior parte delle moderne macchine di proiezione hanno uno standard di apertura di 23.5 x 17.5mm.

Dimenticavo, se si vogliono tradurre tutte le misure in pollici, è sufficiente dividere per 2.54.

Dati tecnici:kit per… limare i mascherini da proiezione

Ho organizzato in una tabella le dimensioni dei mascherini da proiezione, così come risultano dagli standard ANSI e SMPTE:

Base mm Altezza mm Base inch Altezza inch
Cinemascope 2.39 20.96 17.53 0.825 0.690
Panoramico 1.85 20.96 11.33 0.825 0.446
Panoramico 1.75 20.96 11.96 0.825 0.471
Panoramico 1.66 20.96 12.62 0.825 0.497
Academy 1.37 20.96 15.29 0.825 0.602

unita ad un set di lime ed una buona dose di tempo e di pazienza a disposizione, consente di dotare la sala di proiezione dei principali formati di proiezione ancora in uso, comprendendo anche molti film del passato. Al di fuori di questa tabella sono rimaste le dimensioni del mascherino del Muto, al quale, a breve, voglio dedicare un post specifico, con qualche dettaglio in più.

Da non dimenticare il Film Test della SMPTE RP40 – Projector Alignment and Image Quality Films (35-mm Black-and-White) o il meno conosciuto CLT 2000 Film test della Schneider, senza i quali, non c’è mascherino che tenga.

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