Ho preferito un post a parte per il mascherino del muto, nonostante nella tabella precedente potessi inserire le misure di riferimento, per potermi permettere qualche considerazione in più.
Quando si parla di cinema muto si fa riferimento ad un periodo di oltre trent’anni, in cui si passa dalle sperimentazioni degli albori alla nascita del cinema industriale. Solo per dare un’idea di ciò che si è sperimentato in quel periodo rimando alla prima parte di questa tabella, aggiungendo la considerazione che la pellicola 35 mm con quattro perforazioni e aspect ratio 1.33 (formato che identifica il muto) è stato adottato come standard mondiale solo nel 1907, ben dodici anni dopo la nascita del cinema.
Se a questo aggiungiamo che gran parte dei film prodotti nel periodo del muto sono scomparsi e che ciò che viene proiettato è il risultato di operazioni di recupero e di restauro, con la ristampa sulla base di un tentativo di ricostruzione filologica che si fonda, non di rado, su dati e reperti incompleti, quando non contraddittori, ci si rende conto che la definizione di film muto comprende una notevole varietà di formati e pone numerosi problemi.
Poste queste premesse che sembrano rendere impossibile la riproduzione fedele dei film del periodo muto, provo a partire da alcune considerazioni che, se non altro, rappresentano lo stato dell’arte nella riproposizione del cinema degli albori.
Innanzi tutto il partiamo dalla considerazione che il fotogramma del film muto può arrivare ad occupare tutta la porzione di pellicola fra le interlinee in altezza e fra i due lati della perforazione in larghezza e che la cosa migliore nella riproduzione del film è di limare il mascherino sulla pellicola che si deve proiettare, ma questa, che è la soluzione migliore, è possibile solo nei casi di proiezione unica, mentre per rassegne di film muti, come si hanno normalmente nelle cineteche, l’ideale è avere più mascherini per far fronte alle necessità poste da stampe diverse.
Un buon punto di partenza, e direi anche un buon compromesso, quando non si ha la possibilità di costruire il mascherino ad hoc è di partire dallo standard del Cinemascope come risulta dal film test SMPTE RP40 le cui dimensioni sono di 20.96mm di base per 17.53mm di altezza, limando anche la parte che sarebbe occupata dalla colonna sonora (pari a 2,54mm), ottenendo così una base di 23,50mm, anche in considerazione del fatto che la proiezione del film muto viene fatta con la lente del Cinemascope senza anamorfico.
Certo è che in questo caso si ha una perdita di una piccola porzione di immagine visto che le dimensioni più precise sono di 23.85mm per 17.90mm, che tuttavia, si può considerare “sopportabile”, anche perché la maggior parte delle moderne macchine di proiezione hanno uno standard di apertura di 23.5 x 17.5mm.
Dimenticavo, se si vogliono tradurre tutte le misure in pollici, è sufficiente dividere per 2.54.