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Aspect ratio nella proiezione digitale 2K

Anche nell’installazione per la proiezione digitale arriva il momento della realizzazione dei mascherini, la cui impostazione avviene via software con un processo di mascheramento di quella parte di matrice del DLP volta a volta non utilizzata, di seguito la tabella di riferimento per i principali formati in uso:

Base in pixel Altezza in pixel
Cinemascope 2.39 2048 858
Panoramico 1.85 1998 1080
Panoramico 1.75 1890 1080
Panoramico 1.66 1792 1080
Academy 1.37 1479 1080
Muto 1.33 1436 1080

Da un punto di vista teorico, con un proiettore piazzato esattamente al centro dello schermo e senza inclinazione non ci sarebbero deformazioni e con film in formato digitale (DCP) predisposti in maniera corretta, cioè con un livello del nero alla massima profondità per i pixel non utilizzati, non ci sarebbe bisogno del mascherino, ma solo della memorizzazione della posizione della lente richiamata ad ogni cambio formato.
Considerando che la situazione con proiettore perfettamente centrato è molto rara da ricreare in cabine di vecchia progettazione o con limiti strutturali non superabili, è buona prassi impostare i mascherini per ogni formato per avere la copertura dei pixel che fuoriescono dallo schermo per deformazione a trapezio o per parallasse, per le quali le specifiche DCI non prevedono la possibilità di correzione come invece è prassi nella videoproiezione.

La lunga marcia del 3D

La mia impressione è che dopo la lunga empasse iniziale, cui è seguita la brusca accellerazione che la proiezione digitale ha avuto con il 3D, in questo momento stiamo attraversando una nuova fase di attesa.
In Italia la penetrazione del 2K assieme al 3D sembra si aggiri attorno al 7%-10% (a seconda delle fonti consultate) degli schermi attivi, ma adesso il timore di tutti è di fare un investimento che non dà certezze di ritorno economico in tempi brevi per cui l’atteggiamento prevalente è quello di attesa per forme di sostegno e finanziamento alla riconversione delle sale cinematografiche, in modo che non tutto il costo sia in capo all’esercizio cinematografico.
Questa analisi, che è relativa alla situazione italiana trova riscontro nell’interessante articolo del Los Angeles Times che traccia un quadro della situazione nordamericana che mi sembra in linea con quella che è la nostra esperienza.
Il parametro sul quale fare ulteriori valutazioni resta sempre l’atteso Avatar a gennaio 2010.

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