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Film muto ritrovato

Rulli de L'enigma della casa bianca

Grazie a Stefano Bognar, che in questi tempi sta visitando molte cabine per l’impegno nel processo di conversione dalla pellicola al digitale, posso pubblicare le foto che testimoniano del ritrovamento di un film muto in una cabina di proiezione di un cinema di Pietra Ligure.
Si tratta de L’enigma della casa bianca del 1920, ed è finito in cabina di proiezione, piuttosto casualmente, da una cantina dove è stato, inconsapevolmente, ben conservato.
Del film rimangono 4 rulli su 5, non appena ci si è resi conto del valore della scoperta è stata contattata la Cineteca di Bologna, per una conservazione e messa in sicurezza, visto che il film è in nitrato di cellulosa e quindi altamente infiammabile.

Di seguito un paio di foto che dimostrano il buono stato di conservazione, chiaramente visibile dalla brillantezza dei colori della pellicola.

Dettaglio bobina 1

Dettaglio bobina 2

Precinema e cinema delle origini

Spesso conoscere le origini delle cose contribuisce a dare una visione diversa, più complessa, al proprio fare e qui voglio proporre incursioni in territori che risultano abbastanza lontani; sono richieste la conoscenza della lingua inglese e la curiosità di tracciare percorsi personali.

Per me si tratta di segnalare alcuni siti che aprono la possibilità di ricerche ed approfondimenti sulla storia del precinema, le fasi della nascita del cinema,  la tecnica che accompagna i diversi periodi, partendo dalle suggestioni delle lanterne magiche per arrivare alla ricostruzione di aspetti non solo tecnici del periodo del muto. Questo è il mio percorso:

Lanterne magiche
Storia del precinema
La prima decade
Attorno al cinema muto
Documenti dal periodo del muto

a voi il vostro.

Ancora sulla proiezione di film muti

Visto che ho parlato del film muto nel precedente post, ne approfitto per accennare gli altri due elementi essenziali alla proiezione del muto, che sono il variatore di velocità e l’otturatore a tre pale.

Il variatore di velocità è uno strumento che, agendo sul numero di giri del motore, consente di trasformare la velocità fissa del proiettore cinematografico di 24 fotogrammi al secondo in velocità variabile in modo continuo da 16 a 24 fotogrammi al secondo, questo è infatti il range di velocità possibili nel periodo del muto.

Diminuendo la velocità di proiezione si passa dalle 48 interruzioni al secondo compiute dall’otturatore a due pale fino alle 32 in caso di velocità di 16 fotogrammi al secondo, con conseguente percezione di “sfarfallio” dell’immagine per le caratteristiche fisiche dell’occhio umano, l’introduzione dell’otturatore a tre pale riporta le interruzioni alla velocità più bassa a 48 al secondo, con il risultato di una buona percezione dell’immagine.

L’introduzione dell’otturatore a tre pale porta ad una notevole riduzione della quantità di luce sullo schermo, elemento da tener presente nella scelta della lampada di proiezione, visto che l’otturatore non viene montato e smontato, ma fa parte della dotazione del proiettore.

Entrambi gli elementi sono da considerare essenziali per una buona proiezione di film appartenenti al periodo del muto, con la differenza che l’assenza del variatore di velocità rende impossibile la proiezione poiché risulterebbe accellerata con effetto “comico”, mentre la mancanza dell’otturatore a tre pale porterebbe al risultato di una proiezione con sfarfallio dell’immagine, che, pur facendo storcere il naso a molti puristi, è capitato di vedere in molte occasioni.

Dati tecnici:… per limare il mascherino del muto

Ho preferito un post a parte per il mascherino del muto, nonostante nella tabella precedente potessi inserire le misure di riferimento, per potermi permettere qualche considerazione in più.

Quando si parla di cinema muto si fa riferimento ad un periodo di oltre trent’anni, in cui si passa dalle sperimentazioni degli albori alla nascita del cinema industriale. Solo per dare un’idea di ciò che si è sperimentato in quel periodo rimando alla prima parte di questa tabella, aggiungendo la considerazione che la pellicola 35 mm con quattro perforazioni e aspect ratio 1.33 (formato che identifica il muto) è stato adottato come standard mondiale solo nel 1907, ben dodici anni dopo la nascita del cinema.

Se a questo aggiungiamo che gran parte dei film prodotti nel periodo del muto sono scomparsi e che ciò che viene proiettato è il risultato di operazioni di recupero e di restauro, con la ristampa sulla base di un tentativo di ricostruzione filologica che si fonda, non di rado,  su dati e reperti incompleti, quando non contraddittori, ci si rende conto che la definizione di film muto comprende una notevole varietà di formati e pone numerosi problemi.

Poste queste premesse che sembrano rendere impossibile la riproduzione fedele dei film del periodo muto, provo a partire da alcune considerazioni che, se non altro, rappresentano lo stato dell’arte nella riproposizione del cinema degli albori.

Innanzi tutto il partiamo dalla considerazione che il fotogramma del film muto può arrivare ad occupare tutta la porzione di pellicola fra le interlinee in altezza e fra i due lati della perforazione in larghezza e che la cosa migliore nella riproduzione del film è di limare il mascherino sulla pellicola che si deve proiettare, ma questa, che è la soluzione migliore, è possibile solo nei casi di proiezione unica, mentre per rassegne di film muti, come si hanno normalmente nelle cineteche, l’ideale è avere più mascherini per far fronte alle necessità poste da stampe diverse.

Un buon punto di partenza, e direi anche un buon compromesso, quando non si ha la  possibilità di costruire il mascherino ad hoc è di partire dallo standard del Cinemascope come risulta dal film test SMPTE RP40 le cui dimensioni sono di 20.96mm di base per 17.53mm di altezza, limando anche la parte che sarebbe occupata dalla colonna sonora (pari a 2,54mm), ottenendo così una base di 23,50mm, anche in considerazione del fatto che la proiezione del film muto viene fatta con la lente del Cinemascope senza anamorfico.

Certo è che in questo caso si ha una perdita di una piccola porzione di immagine visto che le dimensioni più precise sono di 23.85mm per 17.90mm, che tuttavia, si può considerare “sopportabile”, anche perché la maggior parte delle moderne macchine di proiezione hanno uno standard di apertura di 23.5 x 17.5mm.

Dimenticavo, se si vogliono tradurre tutte le misure in pollici, è sufficiente dividere per 2.54.

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