Visto l’enorme successo del 3D, era abbastanza scontato che la Technicolor non restasse da sola sul mercato della proiezione in 3D in pellicola, dagli Stati Uniti arriva Oculus 3D (che si occupa di ripresa in stereoscopia) che offre una ulteriore soluzione che evita la conversione al digitale proponendo un sistema molto simile, come concezione, al Technicolor 3D.
In entrambi i casi il fotogramma è diviso in due parti, una per l’occhio sinistro e l’altra per l’occhio destro, orizzontalmente per il sistema Technicolor 3D e verticalmente per Oculus 3D, uno speciale obiettivo si occupa di gestire le immagini proiettate su schermo silver, con occhiali passivi a polarizzazione circolare per il primo sistema e lineare per il secondo.
Per quel che riguarda gli aspetti tecnici il 3D in pellicola, da un punto di vista teorico, deve fare i conti con il problema della luminosità e con quello della deperibilità del supporto, ma quello che sarà decisivo, alla fine, è l’aspetto economico: entrambi questi sistemi si presentano come più economici rispetto ad un passaggio ad un sistema digitale ed è proprio su questo che puntano, cercando di intercettare le piccole sale cinematografiche che vorrebbero accedere alla proiezione in 3D senza grossi investimenti, oltre a quelle strutture che hanno già installato almeno un paio di sistemi di proiezione in digitale e che stanno valutando se sfruttare l’onda del 3D aumentando il numero dei posti, senza riconversioni affrettate in attesa di capire se il 3D è un fenomeno che può durare.
aprile 14th, 2010
Genesio
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